Web Tax differenze con la Digital Tax esigenze e soglie

Ma quindi quali sono le differenze fra la Web Tax che sta mettendo ai ferri corti l’Unione Europea e l’OCSE e la Digital Tax che l’Italia, dal 2020, ha imposto alle aziende che operano in digital economy?

Occorre premettere in primo luogo che la Digital Tax di matrice italiana, secondo la normativa 2020, potrà decadere automaticamente, perdendo validità, laddove l’OCSE dovesse finalmente autorizzare una soluzione unitaria, valida a livello comunitario; la Web Tax, di cui tanto si è discusso e si continua a discutere, non solo in ambito UE ma anche a livello globale.

Sostanzialmente la Digital Tax è la risposta italiana, per quanto l’Italia non sia l’unico Stato UE ad averla adottata, alla necessità di un sistema di tassazione per la fiscalità digitale ; in assenza di accordi internazionali validi, alcuni Stati hanno proposto soluzioni individuali che permetteranno al Fisco di fronteggiare l’insorgere sempre maggiore dei servizi digitali senza compromettere i fragili equilibri della diplomazia UE.

Gli Stati che hanno adottato la Digital Tax, in attesa di una Web Tax efficiente e condivisa che metta d’accordo tutti gli attori in gioco, sono oltre all’Italia anche la Gran Bretagna – indipendentemente dagli esiti della Brexit – la Germania, la Francia, l’Ungheria e la Spagna. 

In particolare, la Francia potrebbe essere riluttante ad abrogare la nuova Digital Tax se e quando l’OCSE e la Commissione UE arriveranno a un accordo concreto in merito alla Web Tax; si tratterebbe piuttosto di apportare modifiche all’imposta corrente per allinearla alle esigenze europee.

Web Tax nell’Unione Europea esigenze e problemi

Vediamo ora quali sono e le maggiori difficoltà che gli Stati membri hanno incontrato nel tentativo di stabilire una Web Tax UE per i servizi digitali.

La regolamentazione della fiscalità digitale a livello comunitario implica una certa equità a livello di tassazione e imposte ; la soluzione di una Web Tax UE comune a tutti gli Stati membri non è però applicabile nel caso di alcune economie digitali locali, che operano in maniera differente.

L’Irlanda, dove il regime fiscale è notevolmente inferiore rispetto ad altri stati, e dove le multinazionali del Web possono facilmente aggirare gli oneri previsti a norma di legge semplicemente trasferendo i propri capitali al di fuori dei confini del territorio, ne è l’esempio lampante. 

L’Irlanda non è però l’unico Stato in cui l’applicazione di una Web Tax UE risulterebbe problematica; analoghe situazioni si riscontrano anche nei Paesi Nordici e in Danimarca.

Ma quali sono i problemi principali incontrati nel momento in cui si cerca di stabilire una tassazione univoca per la fiscalità digitale?

  • Base imponibile minima, univoca, su cui applicare l’imposta ;
  • Effettiva rilevanza della presenza digitale delle singole aziende sull’economia nazionale, internazionale e in termini di fiscalità digitale ;
  • Tassazione dei servizi digitali che generano le entrate maggiori, compresi i servizi di streaming e gli e-commerce ad alto traffico ;
  • Ottemperanza degli obblighi fiscali da parte dei “colossi” e delle grandi aziende che operano in ambito digitale o usufruendo di tecnologie e strumenti digitali ;
  • Accordi extracomunitari per un’equa fiscalità digitale che riscontri l’approvazione di UE, OCSE e – preferibilmente – Nazioni Unite.

WEB TAX OCSE, GLI SCOGLI DA SUPERARE

L’OCSE ha caldeggiato in numerose occasioni l’applicazione di una Web Tax per risolvere i numerosi problemi causati dalla necessità di ricorrere a una fiscalità digitale rispettosa degli standard europei e internazionali.

La Web Tax, secondo l’OCSE, rivestirebbe un ruolo fondamentale anche per superare indenni la crisi finanziaria causata dalla pandemia di Nuovo Coronavirus agli esordi del 2020. Se in una crisi globale che ha coinvolto il lockdown di numerosi Paesi diventa imprescindibile l’ausilio delle tecnologie digitali, sale di conseguenza la necessità di una tassazione flessibile, rispettosa delle esigenze dei vari Stati, ma in grado di portare nuovo ossigeno alla fiscalità digitale in senso più ampio.

Soprattutto in seguito alla crisi causata dal Covid, la Web Tax per l’OCSE è diventata una priorità di altissimo livello; assicurarsi che le multinazionali e i colossi di Internet contribuiscano alla ripresa finanziaria dell’economia dei rispettivi Stati – e di conseguenza a quella della stessa Unione – rappresenta la sfida più importante con cui l’OCSE si sia trovata a fare i conti.

In ogni caso sono ancora numerosi gli scogli da superare prima di poter raggiungere una soluzione valida sia dal punto di vista comunitario che accettabile in ambito extra comunitario e internazionale.

Fra questi, i principali ostacoli che l’OCSE dovrà affrontare prima che sia possibile raggiungere un accordo sulla Web Tax sono i seguenti:

  • Aumento sempre più elevato dei servizi digitali in ambito UE per fronteggiare la crisi causata dalla pandemia di Covid ;
  • Obbligo per le multinazionali di regolarizzare la propria posizione nell’ambito della fiscalità digitale attraverso il pagamento di imposte per guadagni superiori all’imponibile minimo ;
  • Adeguamento della Web Tax OCSE alle effettive difficoltà delle piccole e medie imprese (PMI) che sono state particolarmente vessate dalla crisi globale scatenata dalla pandemia di Covid ;
  • Incentivi concreti alla ripresa delle attività maggiormente colpite in seguito alla crisi globale di cui sopra ;
  • Risanamento il più esteso possibile delle pubbliche finanze usufruendo del contributo delle aziende, per riattivare la circolazione finanziaria della fiscalità digitale UE.

WEB TAX E LA LEGGE DI BILANCIO 2020

In precedenza si è parlato della Digital Tax italiana che la legge di bilancio 2020 ha autorizzato a partire dal 1 Gennaio 2020, applicando di fatto una soluzione “locale”, temporanea e suscettibile di modifiche nel momento in cui l’Unione Europea e l’OCSE dovessero giungere a un accordo.

In merito al problema degli accordi in ambito Web Tax, la legge di bilancio 2020 presuppone alcuni importanti cambiamenti alla precedente legge bilancio 2019, pur mantenendosi entro i limiti di quest’ultima che sviluppa la LEGGE 30 dicembre 2018, n. 145 commi da 35 a 50 dell’articolo 1.

L’imposta sul digitale in territorio italiano avrebbe dovuto a tutti gli effetti diventare operativa già nel 2019, quando la prima legge di bilancio ne propose l’applicazione. 

Tuttavia, è solo dal 1 Gennaio 2020 che il Governo ha riconosciuto effettività al nuovo decreto legge.

Nello specifico, la legge di bilancio 2020 stabilisce che la nuova imposta “Digital Tax” si applichi, nel contesto della fiscalità digitale, a quelle aziende che usufruiscono di servizi digitali ai seguenti scopi.

  • Pubblicità aziendale indirizzata specificamente ai consumatori che usufruiscono dell’interfaccia digitale ;
  • Interazione diretta fra gli utenti consumatori, attraverso l’utilizzo dell’interfaccia digitale di cui sopra ;
  • L’utilizzo di qualsiasi tipologia di dati (sensibili e non) trasmessi in maniera digitale dall’utente consumatore attraverso l’utilizzo della piattaforma digitale in oggetto.

IMPOSTA SUI SERVIZI DIGITALI E SULLE TASSAZIONI DIGITALI, I PROBLEMI IN ITALIA

L’imposta sui servizi digitali italiana presenta però allo stato attuale anche una serie di problemi che negli anni scorsi avevano portato a numerosi rinvii dell’attuazione del disegno di legge proposto in ambito di fiscalità digitale.

Tra questi i principali ostacoli con cui la Digital Tax dovrà fronteggiarsi sono i seguenti:

  • Il rischio concreto che le multinazionali “colpite” dall’imposta sui servizi digitali si rivalgano sui consumatori, con rincari e aumenti non sostenibili nell’ottica della crisi globale attualmente in corso ;
  • Le recriminazioni a livello extracomunitario, soprattutto – come abbiamo visto – da parte delle multinazionali USA, che generano un massiccio traffico finanziario da e verso l’Italia ;
  • Il conflitto di interessi fra l’obbligo previsto per le aziende soggette a Digital Tax di localizzare geograficamente gli utenti consumatori al fine di accertare l’effettivo riscontro dei guadagni maturati dal digitale su territorio italiano, e le normative stabilite dal Garante della Privacy sulla trasmissione di dati sensibili e personali ;
  • Un riscontro effettivo sulle entrate maturate dall’applicazione della Digital Tax (e stimate per un totale di 700 milioni di euro nel solo 2020) che probabilmente non rispecchia le aspettative previste, e anzi risulta decisamente al di sotto di esse.

Leave a Reply